giovedì, 30 giugno 2005

VOLEVO SODOMIZZARLA

MA LEI NON HA RETTO

(Gino Nardella)

...Cui fa immediatamente seguito...

TOCCATEVI!

PERCHE' L'AMORE E' CIECO.

(Roberto Freak Antoni)

 

Se con questo caldo riuscite a fare, anche in linea di massima, entrambe le cose, siete assai fortunati.

Buona giornata. ;-)

G.

 

postato da: Mercadante alle ore 08:07 | link | commenti
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mercoledì, 29 giugno 2005

CALDO

DI

MERDAAAA!!!

 

Un Mercadante esasperato. E anche un po' umido...

postato da: Mercadante alle ore 12:23 | link | commenti (1)
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venerdì, 24 giugno 2005

Mi sto impegnando, con questa raccolta di firme. Alcuni Semi non sono ancora riuscita ad agganciarli. Ieri alla presentazione di Bologna, hanno aggiunto il loro autografo sulla mia copia, nell'ordine: Paolo Mascheri, Jadelin M. Gangbo e Marco Nardini, che a Torino mi era sfuggito, preda dei fans. Bella presentazione, ironici ed esaustivi i partecipanti: oltre ai già citati, GianMichele Lisai Senes e Antonio Bagnoli. Incredibile, ora da Modena a Bologna non bastano più quaranta minuti. Sono partita tutta gasata alle 5 meno un quarto, e sono arrivata con cinque minuti di ritardo, trafelata. Avevo rimosso quanto può essere bastardo il traffico bolognese. Trentasei gradi. I Semi estivi crescono bene. La ragazza col microfono che ieri l'ha prestato a me, ma solo per stavolta, è sempre più bella. Il disegnatore ufficiale dei Semi ha annotato che sono stati letti molti pezzi comici... ma il pubblico ha apprezzato lo stesso! Davvero una bella serata. La prossima? Basta tenere d'occhio il weblog ufficiale dei Semi. E non lasciarseli scappare.
postato da: Eliselle alle ore 09:24 | link | commenti
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martedì, 21 giugno 2005

Signori, chiamo al Banco il sig. Antonio Rezza (di cui potete trovare un link in questo blog).

In attesa che esca sul numero estivo di “Pulp” una mia intervista rivolta a lui soprattutto in veste di scrittore (è in effetti autore di tre romanzi, tutti usciti da Bompiani), qui riporto un vecchio incontro avvenuto circa cinque anni fa, al termine di un suo spettacolo teatrale intitolato “Io”. Per chi ama e segue Rezza, sarà occasione per ritrovare in questa forma di intervista “a tranci” un momento particolare nella sua carriera artistica, che precede l’esperienza televisiva di “Troppolitani” e la recente performance sempre teatrale con “Fotofinish”. Più qualche curiosità, forse. :-)

Al termine dell’intervista, ricordo a tutti coloro che transitano o vivono in quel di Milano che Antonio Rezza sarà ospite della ormai consueta iniziativa milanese estiva nota come “La biblioteca in giardino”, di cui volentieri torno a riportare un esauriente promemoria in coda.

Buona lettura.

G.

 

 

 

1) Antonio Rezza + Flavia Mastrella

Io scrivo in un ex monastero di clausura dove morì Santa Maria Goretti. Non proprio nella sua stanza, ovviamente!... Flavia invece lavora ai suoi quadri di scena in un altro ambiente dello stesso luogo, ma nessuno dei due interagisce con l’altro nell’ambito del proprio lavoro. L’unica interazione nel caso dello spettacolo “Io” è avvenuta nel quadro in cui interpreto col mio viso le parole che scorrono su una pagina bianca: ecco, in quel caso è stato necessario lavorare in maniera sincronica perché lei calcolasse i tempi del recitato in misure, consentendo a me di dare un corpo al testo attraverso delle “righe” trasparenti, senza nemmeno omettere virgole e punti. Lavoriamo insieme dal 1987 in questo modo, privi di interferenze tra noi, condizione per me normale ma per altri inconcepibile, perché sembra che debba esserci sempre qualcuno a tirare le fila nel lavoro dell’altro. Per noi non è così.

2) Gli esordi e il passaggio al Teatro

All’inizio della mia carriera artistica ho rifiutato il Teatro, per tutta una serie di motivi legata alla logica dei sovvenzionamenti che non mi piaceva, per cui mi esibivo in posti “OFF” gremiti di gente, soprattutto giovanissimi. Poi ho iniziato a considerare meglio il palcoscenico, mischiando le sale tra feste all’ARCI Gay con centrali del latte. Il passaggio definitivo al Teatro è avvenuto perché non poteva essere altrimenti: uno spettacolo come questo non avrebbe modo di essere portato altrove. Il nostro  spettacolo vede una giusta collocazione nelle grandi sale, a loro volta altrettanto asettiche e affascinanti, ma comunque più è lo spazio che separa lo spettatore dal palco, maggiore è la forza dei colori e la resa del movimento del corpo grazie ai quadri. È come vederlo attraverso una lente d’ingrandimento. Per questo noi attualmente lavoriamo esclusivamente coi teatri.

3) “Io”

L’idea per questo spettacolo nasce rinnegando la politica dei gruppi e passando alla sola analisi dell’individualismo. I personaggi che compongono la storia sono infatti tutti individualisti. Individualisti a perdere, forse, ma comunque ambiziosi e con una ben radicata coscienza del sé. L’esempio più lampante viene dal semplice fatto che sono stati progettati quadri singoli, con una sola possibilità di azione (escludendo la pagina bianca che diventa anche doccia, per via della trasparenza delle “righe”, ma questo l’abbiamo deciso solo in un secondo tempo), per cui è impossibile elaborare discorsi di gruppo quando indosso un quadro per una sola volta. Un quadro singolo presuppone una tematica sull’individuo e infatti “Io” è uno spettacolo popolato da personaggi soli, finalizzati a sé stessi. Questo rinnegando e rivoltando il passato, in cui interpretavo i gruppi. Ma io odio i gruppi, anche quando li analizzavo.

4) L’Attualità e la Società

Penso di possedere il privilegio di accorgermi in tempo reale che quello che faccio mi permette di non interessarmi alla Società, in nessuno dei suoi aspetti. A me non interessano gli altri, né tanto meno ho intenzione di salire sul palco per fare politica, sebbene finisca per farla più di chi dovrebbe occuparsene per professione! La politica è una sovrastruttura del comportamento: una persona prima si comporta e poi vota. Per me che analizzo il comportamento, arrivando anche a criticarlo, questo significa fare politica, ma la politica in senso classico non mi tocca per niente. Non riesco a interessarmi alla fame nel mondo. Il fatto che esistano realtà come le guerre non mi colpisce né mi commuove più di tanto. Questo perché? Perché fortunatamente vivo in una dimensione astratta, una dimensione in cui mi alzo la mattina e faccio esattamente quello che mi pare. Lo dico con orgoglio, perché è appunto un privilegio, il mio, non certo una condizione facile.

5) Progetti futuri

Mi sono accorto di quante cose vengano sotterrate, tenute nascoste, censurate o mostrate solo per un quarto o metà. Eppure contemporaneamente viene visto tutto, è inevitabile, perché si accumulano esperienze, la gente vede film, telegiornali e mantiene comunque una certa resistenza, come assuefatta. Non a caso stiamo preparando appunto una trasmissione televisiva in cui faremo l’unica cosa che non abbiamo mai fatto in nessuna occasione: le interviste. Ma sono convinto che il nostro lavoro in televisione non verrà passato, magari nemmeno fra quattro o cinque anni. Lo vedo col teatro: questo spettacolo è forse una delle cose più interessanti che abbiamo creato. Eppure non riesco a incazzarmi come dovrei, perché ho la fortuna - e il privilegio - di vivere una vita in cui ho sempre qualcosa da fare. Ora c’è la trasmissione, domani un nuovo film che stiamo già scrivendo

6) La gente

La gente è la cosa migliore che ho conosciuto da quando lavoro, rispetto alle strutture, per esempio. Forse perché la gente non ha potere, o meglio: ha il potere di vedere, ma non certo il potere di gestire. Non mi sentirei mai di criticare nessuno, tanto meno chi se ne va. Se questo succede, è perché hanno capito, no? Se la gente si scandalizza, va bene, se non si alzassero per uscire nel bel mezzo dello spettacolo mi preoccuperei, vorrebbe dire che esiste una disfunzione nel testo che recito. È chiaro che qualcuno se ne va quando parlo di un bambino morto e delle acque rotte e bevute, sarebbe assurdo se nessuno si sentisse infastidito o urtato. Io non odierò mai chi si alza e se ne va: non posso odiarlo. E nemmeno comprenderlo, se è per questo, perché fa quello che deve fare: si muove! Spesso mi capita di parlare di quella che definisco come “la massa forme”, ovvero quella massa delimitata dalle poltrone del teatro dove ognuno ha il suo posto e resta lì. Io stimo la massa quando diventa “informe”, ovvero quando perde l’omogeneità imposta da una situazione come quella di una sala da teatro, e quindi dico evviva chi riesce ad alzarsi se quello che vede non gli piace. Se poi il mio pubblico... anzi, se poi il pubblico che vede il mio spettacolo (non voglio un mio pubblico) diventa cretino vedendo altre cazzate, non è un problema che mi riguarda. Riuscire a piacere o a non piacere senza indifferenze anche a persone che amano cose altre, è il giusto merito che tocca a una forma di spettacolo universale.

7) Definizione di “spettacolo universale”

Dopo lo scandalo annunciato di Tangentopoli, ho visto tantissimi colleghi ridotti alla disperazione perché dire che Craxi rubava non poteva più suscitare ilarità da parte di nessuno, sicché erano rimasti tutti senza repertorio. Nonostante consigliassi loro di creare qualcosa di longevo, qualcosa che fosse sempre attuale e che quindi scavasse nei comportamenti delle persone, tempo dopo li rivedo sui palchi a prendere in giro la nuova generazione di politici. Ecco perché, tornando a prima, non posso credere in un teatro di attualità. Perché non esiste l’attualità.

 

 

 

 

Giovedì 23 giugno alla biblioteca Chiesa Rossa di Milano

Prosegue l’appuntamento con la rassegna

LA BIBLIOTECA IN GIARDINO

Con Antonio Rezza, il "più grande performer vivente"

Che inaugurerà il ciclo di incontri Narrazioni

Giovedì 23 giugno si torna alla Biblioteca Chiesa Rossa con il secondo appuntamento della rassegna letteraria Biblioteca in Giardino

 

Il ciclo si apre con un eclettico uomo di teatro, cinema e lettere: Antonio Rezza, un affabulatore anomalo, un Antonin Artaud contemporaneo capace di divulgare le sue storie minime e universali attraverso la distillazione sapiente della lingua, una poliedrica vocalità e una fisicità travolgente, che lo portano a negare la categoria di artista per definirsi senza indugi "il più grande performer vivente".

La sua è una ricerca stilistica e formale, oltre che una riflessione acuta sulle espressioni dell'animo umano; ne parla al pubblico partendo dalla proiezione di alcuni dei suoi micrometraggi della serie Troppolitani, estemporanee invenzioni visive sulla vita quotidiana della città scritte e dirette insieme a Flavia Mastrella, per passare dalle sue invenzioni teatrali e finire con la sua prosa letteraria surreale, visionaria e potente.

 

Antonio Rezza

Insieme a Flavia Mastrella, è autore di testi teatrali e cinematografici. Le sue opere, i cui estratti sono stati trasmessi da Rai, Canale 5, Tmc, Videomusic, Italia 1 e La Sept Art , sono state pluripremiate nei maggiori festival nazionali della comicità. Nel 1996 ha presentato alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia il lungometraggio "EsCoriandoli", che riflette la vena surreale della sua produzione creativa. Nello stesso anno ha iniziato a collaborare con il Teatro Stabile delle Marche. Ha inoltre pubblicato due romanzi: "Non cogito ergo digito" (1998) e "Ti squamo" (1999).

INIZIO INCONTRO ORE 21,30                INGRESSO LIBERO

 

 

 

 

postato da: Mercadante alle ore 13:03 | link | commenti (1)
categorie: antonio rezza
lunedì, 20 giugno 2005

Segnalo qualche simpatico evento. ;-)

BIBLIOTECHE IN GIARDINO, MILANO


Giovedì 23 la serata prevede l'incontro con il poliedrico Antonio Rezza.
Uomo di teatro, cinema e lettere: un Antonin Artaud contemporaneo Antonio Rezza è capace di divulgare le sue storie minime e universali attraverso la distillazione sapiente della lingua e una fisicità travolgente: Un incontro a tu per tu, senza rete, con il pubblico partendo dalla proiezione di alcuni dei suoi micrometraggi della serie Troppolitani, estemporanee invenzioni visive sulla vita quotidiana della città scritte e dirette insieme a Flavia Mastrella, per passare dalle sue invenzioni teatrali e finire con la sua prosa letteraria surreale, visionaria e potente.
Dove e quando?
giovedì 20 giugno ore 21.30 presso Biblioteca Chiesa Rossa via Savio 3
(a due passi dai Navigli, vicino piazza Abbiategrasso)

 


Link e informazioni
:
Sulla rassegna
http://www.labibliotecaingiardino.it/
Su bibliolandia http://www.labibliotecaingiardino.it/sito/biblio.htm

Sulle serate qui segnalate: http://www.noreply.it/pag/eventi.html 

L'ingresso è gratuito in caso di pioggia si terranno all'interno della biblioteca

Si ringrazia per la collaborazione: Fnac (http://www.fnac.it), dove potrete trovare libri e musica degli artisti coinvolti e lastminute.com (http://www.it.lastminute.com/)
...e inoltre...
 
TAGOFEST,
ovvero sia un festival di etichette e gruppi indipendenti che si terrà il 2 e 3 al Tago Mago di Marina di Massa! Per campeggio contattate info@tagomago.it . A seguire, l'elenco dei gruppi partecipanti.

SABATO 2

Afe

A spirale

Blessed Child Opera

Calomito

Deep End

Eniac

Vittorio Demarin

In my Room

Ipersensity

Nicotina

Nicola Ratti

Osram

Ronin

Uncode Duello

 

 

DOMENICA 3

Altro

Bob Corn

Disco Drive

Dontcareful

Inferno

I/O

Lillayell

Mondo Cane

Pecksniff

Red worms' farm

Runi

Sinistri

Ultraviolet Makes Me Sick

postato da: Mercadante alle ore 17:27 | link | commenti
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martedì, 14 giugno 2005

TAqqUINO.03

Ore 10 all’incirca, di stamattina. Ma da ieri sera non si parla d’altro. Tanta campagna pubblicitaria allo scopo di sensibilizzare i cittadini rispetto al referendum popolare sulla procreazione assistita, e ora che i giochi sono fatti se ne discute molto più di prima, soltanto perché è andato male e tutti sono soddisfatti.

Ma sì, dai, conserviamola così com’è questa bella Italia impacchettata nella stagnola. Teniamola in cella frigorifera, in attesa di un inverno che ci costringa a scongelarla per poter mangiare “anche oggi”, come si dice alla maniera contadina che tanto dialoga ancora, con tutti noi.

Perché questo siamo rimasti: contadini nella mente. Magari lo fossimo anche negli usi e nei costumi. Saremmo pratici, di poche parole e svelti a decidere. Per un contadino esistono solo due tipi di stagioni: quelle buone e quelle cattive. Se il raccolto è sufficiente a vivere e ci si guadagna pure qualcosa sopra, allora la stagione è stata favorevole. Diversamente, in qualche modo si deve sopravvivere lo stesso. L’importante, alla fine, è che “abbiamo mangiato anche oggi”.

Le provviste finora mantenute in serbo contro tempi peggiori, una volta scongelate e cotte ho paura risultino secche, al palato, e chimicamente prive degli originari valori nutritivi. Il meglio, qualcuno lo ha fatto fuori a suo tempo, quando tutto era fresco, quanto agli avanzi nuovi lasciamo pure che ce li portino via da sotto al naso. Un popolo che decide per l’astensione dal voto, può con questo gesto rimarcare una posizione, ma solo in qualche raro caso – e comunque una scelta simile va mossa consapevolmente, in modo compatto, univoco. L’astensionismo dalle due giornate scorse di referendum denota invece tutt’altro tipo di situazione civile. Il popolo italiano non si rende neppure conto che determinare di proprio pugno l’approvazione di una particolare legge, è un privilegio – e i privilegi vanno mantenuti. Non sono lì perché è giusto che ci siano. Sono lì perché qualcuno ha lottato ed è morto sul campo per dare diritto all’Italia di avere una Costituzione, prima ancora che un governo – e ladro, poi, come quelli a cui ormai ci siamo assuefatti.

A scuola lo insegnano, questo? Insegnano a scuola che la Resistenza continua? Insegnano a scuola che un privilegio richiede sacrificio prima e dopo averlo ottenuto? Non saprei.

Io so che l’unico referendum in questi ultimi anni capace di raggiungere un quorum accettabile da parte di un popolo intero chiamato alle urne, è stato quello sulle pubblicità in televisione.

Bene. E allora meritiamo i falsi problemi che i politici sparano ai notiziari. Meritiamo di trovare interessante l’idea di un ritorno alla lira. Meritiamo un Capo del Governo che a Natale afferma di non essersi accorto del caro vita.

Meritiamo di non avere altri figli, se non quelli che in natura possiamo procreare. Almeno, siamo sicuri ci assomiglieranno. E tutto sarà sempre uguale.

Tranne quelle famose provviste nella cella, forse.

postato da: Mercadante alle ore 14:18 | link | commenti (6)
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lunedì, 13 giugno 2005

TAqqUINO.02

Ore 22,00 all’incirca, di ieri. Decido dopo la terza sigaretta fumata sul portone di casa che la sera è abbastanza fresca per una passeggiata. Facendo caso ai lampioni, me ne convinco del tutto: zanzare stasera non se ne vedono. Odio le zanzare. Sopravvivono a tutto, è inutile odiarle, mica muiono. Prima odiavo il telefono occupato, per esempio. Poi hanno inventato il 5.

Mi vesto in un attimo: un pantalone, una maglietta, un paio di scarpe, magari una giacca leggera, se fa davvero fresco. Il bello dell’estate è che si perde così poco tempo a vestirsi. L’idea di uscire mi ha messo di buon umore, per altro, ho voglia di fare quattro passi, magari anche cinque. Anzi, facciamo sei. Al settimo, però, un movimento inatteso si insinua nel mio campo visivo dall’interno dell’abitacolo di un’auto parcheggiata lungo il marciapiede. Fra un lampione e l’altro, si alternano triangoli di luce giallastra a coni d’ombra – e al buio la camicia bianca del ragazzo sopra di lei spicca molto bene. Come lei, del resto, che un bel po’ pallida lo è sempre stata. Melanina-repellente, la chiamavo addirittura.

Siamo stati insieme per anni, io e Lavasbianca. Oggi, siamo la storia che qualunque amico potrebbe raccontare. Due che stanno insieme tanto tempo, o si sposano o si lasciano. È la regola.

Era andata via da questa città, lei, e sul subito la cosa mi rilassava. Avevo paura di incontrarla, paura di parlarci, paura di vederla assieme a qualcuno. Adesso che è tornata ed è venuta vivere coi suoi di fronte a casa mia, le paure invece di tornare hanno fatto a loro volta i bagagli al posto suo: la incontro in strada, ci parlo ogni giorno, e ogni giorno prendo atto che quel passato che ci ha visti uniti, è un appartamento sfitto.

Quando si trascura un alloggio, per bello che sia, col suo impianto elettrico a norma, il riscaldamento autonomo e le spese condominiali ragionevoli, i muri si crepano, l’intonaco si rigonfia, la polvere sedimenta sulle piastrelle – e se non le fai lucidare a piombo, hai voglia a mettere la cera e a togliere la cera. Ma soprattutto, se anche decidessi di restaurarlo, appena spalancate le finestre per cambiare aria mi accorgerei lì, in quel preciso momento, di quanto il panorama attorno sia diverso da com’era. Nuovi cantieri, famiglie giovani, cani di altre razze che ugualmente abbaiano nei soliti cortili, laggiù di fronte. Non è più casa mia, questa.

Metto un altro piede in avanti, allora, come non mi fossi accorto affatto che lei mi ha visto passare e sta spingendo il ragazzo via da sé, mi pare, quasi mi dovesse ancora per lo meno il suo pudore, penso. Invece non mi devi niente, Lavasbianca. Neppure una mano di bianco. Un saluto e qualche chiacchiera, sì, volentieri, ma un’altra sera. Che fretta c’è? Ci si vede spesso, ormai.

Nono passo, decimo passo, undicesimo passo.

L’aria è più frizzante, qui. In centro, c’è una festa.

postato da: Mercadante alle ore 20:52 | link | commenti (5)
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venerdì, 10 giugno 2005

TAqqUINO.01

Ore 20 all’incirca, di oggi. Nel negozio di mia mamma l’ultima cliente è indecisa se andarsene o restare un altro po’, a discutere di quanto sia aumentato il prezzo della permanente, confrontarlo prima alla concorrenza di zona, infine a una complicata e alquanto incomprensibile filippica generale sull’euro. Meglio tornare alla lira, sentenzia. In poltrona sfoglio un vecchio “Vanity Fair”, distrattamente devo ammettere, poi trovo un’intervista a Woody Allen e allora mi concentro soltanto su quella. Non salva nessun film, il vecchio, eccetto “Mariti e Mogli”. Mah. A parte gli ultimi, girati per mantenere culi di ex consorti da ingrassare, qualcosa di buono lo ha fatto.

Ricordo l’inquadratura finale di “Manhattan”, quando Ike fissa la sua ex ora diciottenne in procinto di partire per Londra. Lui la implora di restare, ha capito che è lei la donna della sua vita, ma è tardi. Però la piccola forse è ancora innamorata e gli impone, dolcemente, di aspettarla. “Bisogna avere un po’ di fiducia, sai, nella gente?”, è la sua ultima battuta. E Ike, in primo piano, sorride appena. Sembra crederci.

L’ultima battuta della cliente di mia madre, alle 20:30, puntuale come il meteo, arriva a me. Mi dice: “Divertiti, Gianluca, tu che sei giovane e ancora puoi farlo”. Dott. Allen, quale espressione dovrei recitare, adesso? Me la suggerisca lei, per favore, perché in repertorio al caso mio di convincenti non ne ho. Forse sorrido e la signora, ignorando per partito preso sfumature differenti da quelle che si aspetta dopo aver pagato, crede stia sorridendo a lei. La cliente ha quasi sempre ragione: penso che la giornata è finita, invece. Ma mi sbaglio anch’io. Un attimo dopo, appena le chiude la porta alle spalle, mia mamma si ricorda che deve andare a innaffiare le piante nell’appartamento nuovo, quello comprato mesi fa. Ancora non ci vive, però ha messo le piante sul terrazzo.

Un bell’appartamento, va detto. Lucido, organizzato in aree sfacciatamente a impronta famigliare – e soprattutto solare. Il che per un agente immobiliare sarebbe un punto di vendita assicurato, ma per me significa che quelle stramaledette piante, messe proprio sul balcone ad angolo, hanno ogni giorno bisogno di bere, specie in estate. Così ci rechiamo là, insieme. Potrei pensarci da me, è vero, però io NON SO innaffiare le piante. NON SO serrare correttamente tapparelle e infissi. NON SO neppure il trucco che ci vuole per entrare dalla porta, resterei per sempre sullo zerbino ad aspettarla arrivare, secondo lei. Non mi resta quindi che accompagnarla in auto, salire due rampe di scale, rubarle con gli occhi il famoso trucco che anche stavolta dimenticherò in capo a un secondo e accomodarmi in soggiorno. Assaggio così la vita che mia mamma mi ha promesso.

Di passaggio sotto alle finestre chiuse conto esattamente 83 motori di auto diverse e una quantità di moto e motorini che non ho cuore di selezionare. Dall’alto, una discussione fra marito e moglie deflagra in qualcosa che nutro la speranza di scoprire nei dettagli al notiziario di questa notte. Più in là, da qualche parte, un’altra famiglia ha dimenticato di ricordare al proprio figlio o figlia che nel mondo esistono gli altri e un motivo molto yeppa-yeppa, genere disco, sala commerciale, si remixa alla lite dei due coniugi di poco fa. Quando mi alzo per tenermi pronto nel caso assai probabile che mia mamma si rompa l’ormai provata spina dorsale nell’abbassare le tapparelle sull’altro lato dell’appartamento (quello col balcone fiorito dove ha appena portato a termine l’appagante impresa di bagnare i vasi), mi accorgo che quella sarebbe la camera destinata a me. Col condizionatore già pronto. “Almeno quando scrivi alla sera non sudi”, mi fa lei.

La sua schiena è ancora intera, io non più.

 

postato da: Mercadante alle ore 21:25 | link | commenti (1)
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lunedì, 06 giugno 2005

RACCONTO COLLETTIVO – 2° ROUND

 

(Gianluca Mercadante)

Se c’è una cosa che odia veramente, è il suono della sveglia, di una sveglia qualsiasi. Non è il volume o il tipo di modulazione in sé, ma proprio il fatto che a un certo punto del sonno questa maledetta si metta a trillare.

Le cinque.

Una specie di luce penetra debolmente gli scuri. Il caldo invece è già deciso e gli cola sulla pelle appena in piedi.

Fa una rapida spedizione in bagno, lui e l’acqua al mattino hanno da sempre un pessimo rapporto. Quando esce, poco dopo, la segreteria in salotto lampeggia, lo nota dal riflesso che il led proietta sulla parete di fronte, in corridoio, smerigliato attraverso il vetro della porta socchiusa. La spalanca e il caldo sembra essersi mantenuto in disparte, qui, fa addirittura leggermente fresco.

Schiaccia il play e ascolta.

Primo messaggio.

- Amore, sono sotto casa tua. – Oh, cazzo, pensa lui. Di afflato amoroso c’è solo il testo. Che comunque cambia binario: - Appena metti il naso fuori, te lo spacco. Insieme a tutta la tua faccia di merda. –

Secondo messaggio.

- Valerio, sto per venire a prenderti, sei pronto? – Alberto. Lui e la sua precisione da esattore. Uno ancora deve capire se davvero sta al mondo o no, e lui: - Hai il cellulare spento, fatti vivo. Comunque, dieci minuti e sono da te, ok? Non dirmi che devi ancora preparare i bagagli, perché stavolta ti strozzo con le mie mani. –

Il buongiorno si vede dal mattino.

Terzo messaggio.

- Valerio, sono la mamma. – Oddio, no. Del naso se ne può discutere, sul collo magari anche, ma alle cinque del mattino la mamma, no.

E schiaccia stop. Troppo rischio per un uomo solo.

Quasi contemporaneamente, dalla strada arriva chiarissimo il rombo della Uno corretta chissà cos’altro di Alberto, che rallenta e si spegne poi del tutto più o meno sotto alla sua finestra. Però la portiera che si apre non dev’essere quella di Alberto. Neppure un’andatura sul marciapiede che solo quelle scarpette comprate dieci giorni prima potrebbero marcare in modo tanto secco, appartiene a lui. Se poi il passo in sé richiama l’incazzatura di chi si sta avvicinando alla Uno del suo amico, allora il nome che daresti a quel passo non è un nome qualsiasi.

Quel passo si chiama “amore, sono sotto casa tua”.

Quel passo si chiama Federica.

(Gian Michele Lisai Senes)

“Che cazzo, ha proprio deciso di tenermi stretto al guinzaglio costantemente questa stronza!” pensa Lui.

Un piccione, accovacciato sul davanzale della finestra di Valerio, osserva la scena dall’alto.

I tacchi di Federica incombono, martellanti e intensi come uno stillicidio; l’avanzata è rapida e minacciosa e Alberto si sente come Napoleone durante la Campagna di Russia: avanzare e autodistruggersi oppure battere in ritirata? La catastrofe è sulla soglia.

- E tu cosa cazzo ci fai qui a quest’ora? – Legge, attraverso il parabrezza, sul labiale di lei.

Rimette in moto, sgasa e fila via.

Girato l’angolo, una volta fuori dal raggio d’azione degli occhi di Federica, prende il telefonino e compone il numero di casa di Valerio.

- Valerio, merda, Fede sta sotto casa tua e mi sa che è incazzata nera! –

- Lo so, ti richiamo dopo. –

Nel frattempo, Lui, continua a pensare “Non sono mica il souvenir da mostrare alle sue amichette borghesi del cazzo io! Mi sono rotto di questa vita di merda! Adesso mi scappa pure da pisciare!”

Dopo aver osservato la macchina di Alberto allontanarsi, Federica tira il guinzaglio con più forza e Lui sente il collo stritolarsi, proprio mentre cerca di alzare la zampa.

- Speriamo che crepa, ’sto pincher obeso di merda, così mi compro un cazzo di furetto – Esclama lei trascinandolo, quasi sollevandolo da terra, per raggiungere il citofono.

In quel preciso istante il piccione sul davanzale decide di defecare.

Valerio solleva il ricevitore e risponde: - Ciao tesoro… che sorpresa! – , cercando di simulare gioie inverosimili.

Federica, ammirando il medaglione piccionesco a guarnizione della sua borsetta in pelle di coccodrillo d’allevamento del valore commerciale di 577 euro, con la sua boccuccia aromatizzata dal retrogusto di whisky canadese mischiato al sapore di menta piperita della caramellina che si è sciolta quasi definitivamente al calore del suo palato, lascia vibrare alle corde vocali un secco, categorico e disincantato: - Tesoro un cazzo! –

 

Dai commenti e dalle mail ricevute in questi giorni, la continuazione prescelta è stata quella di Gian Michele Lisai Senes. A chi ritorna ora la palla?

Il gioco prosegue. Al banco i prossimi! :-)

 

G.

postato da: Mercadante alle ore 19:32 | link | commenti (2)
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mercoledì, 01 giugno 2005

Signori, ecco i trattamenti arrivati al lancio del feuilleton virtuale il 25 Maggio. L’inizio del racconto lo trovate in quella data. Queste, invece, sono le prosecuzioni. Voi, quale preferite? ;-)

 

 

Autore: Flavio

 

Trattamento: “Federica era una sua compagna delle superiori con cui aveva avuto una storia, anzi più di una storia nel corso degli ultimi anni. I loro erano sempre stati rapporti molto burrascosi. Dei veri e propri tira e molla sentimentali. Si annientavano quando erano insieme, godevano di quel masochismo che sembrava a tutti costi dover sempre esserci per dar gusto al loro rapporto di coppia. Dai tempi della scuola si erano presi e lasciati ben cinque volte o forse più e tutte le volte con grande trambusto e scontri verbali e fisici.

 

Federica era una gran bella donna, di quelle che fanno voltare la testa agli uomini per il suo incedere volutamente civettuolo. Non era fisicamente perfetta o almeno non rappresentava quello stereotipo di perfezione estetica da calendario. Ma piaceva. Ci sapeva fare con gli uomini. Ed era proprio questo suo atteggiamento che faceva incazzare lui. Nei loro furibondi litigi lui l’accusava spesso di comportarsi come una puttana. Per poi dispiacersene immediatamente e fare pace come piaceva a tutti e due. A letto.

Stavano assieme ormai da un mese. Ma questa mattina Federica è quanto mai decisa a mollarlo nuovamente, forse definitivamente. Il suo incidere è claudicante, incerto, il trucco sbavato cola in maniera evidente lungo le sue guance ancora arruffate dal brusco risveglio. E poi quel puzzo. Puzzo di alcol. Nauseante. Intenso. E’ ubriaca fradicia. O almeno sembra lo sia.

La sua sembra una camminata al rallentatore tanto pesante è il suo passo. Come nei sogni quando si cerca di sfuggire a qualcosa ma si ha sempre l’impressione di non riuscire mai a muoversi rapidamente, di avere le gambe ancorate a terra.”

 

 

Autore: Inverfil

 

Trattamento: “Quel viaggio l'avevano programmato da tempo, lui ed Alberto...o meglio, Alberto l'aveva programmato da tempo, organizzare e rompere le palle erano le sua migliori specialità.

 

Merito probabilmente degli anni buttati a cercare di prendere quella benedetta laurea in Ingegneria che non era mai arrivata.

La meta, decisa dopo mille discussioni era la Bulgaria , Varna per la precisione, che nel loro immaginario si componeva essenzialmente di spiaggia, belle ragazze e poco altro.

Una realtà distante quanto le quaranta ore di viaggio che li aspettavano, se mai fossero arrivati, con la Uno di Alberto.

Ora però la faccenda si complicava. E molto anche.

-Cazzo...Federica, l'elemento imprevisto - continuava a crepitare nella testa di Valerio – adesso non c'é più scampo - affrontarla a quell'ora era un trip che non avrebbe mai augurato a nessuno.

Fine delle scuse plausibili,forse non ne aveva mai avute.

Nel suo cervello i neuroni cominciavano finalmente a connettere, ma l'esito positivo di un flusso logico di pensiero non era affatto scontato e Valerio lo sapeva, purtroppo.

- Allora, cos'hai da dire? - la domanda di Federica era un fendente e doveva cercare di evitarlo.

- Che ci fai qua? - un'altra ovvia domanda per schivare un'improbabile risposta e capire cosa le stesse passando per la testa sembrava l'unica soluzione accettabile.”

 

 

Autore: Gian Michele Lisai Senes

 

Trattamento: “Che cazzo, ha proprio deciso di tenermi stretto al guinzaglio costantemente questa stronza!” pensa Lui.

Un piccione, accovacciato sul davanzale della finestra di Valerio, osserva la scena dall’alto.

I tacchi di Federica incombono, martellanti e intensi come uno stillicidio; l’avanzata Ë rapida e minacciosa e Alberto si sente come Napoleone durante la Campagna di Russia: avanzare e autodistruggersi oppure battere in ritirata? La catastrofe Ë sulla soglia.

“E tu cosa cazzo ci fai qui a quest’ora?” legge, attraverso il parabrezza, sul labiale di lei.

Rimette in moto, sgasa e fila via.

Girato l’angolo, una volta fuori dal raggio d’azione degli occhi di Federica, prende il telefonino e compone il numero di casa di Valerio.

“Valerio, merda, Fede sta sotto casa tua e mi sa che Ë incazzata nera!”

“Lo so, ti richiamo dopo.”

Nel frattempo, Lui, continua a pensare: “Non sono mica il souvenir da mostrare alle sue amichette borghesi del cazzo io! Mi sono rotto di questa vita di merda! Adesso mi scappa pure da pisciare!”

Dopo aver osservato la macchina di Alberto allontanarsi, Fedrica tira il guinzaglio con più forza e Lui sente il collo stritolarsi, proprio mentre cerca di alzare la zampa.

“Speriamo che crepa ‘sto pincer obeso di merda così mi compro un cazzo di furetto” esclama lei trascinandolo, quasi sollevandolo da terra, per raggiungere il citofono.

In quel preciso istante il piccione sul davanzale decide di defecare.

Valerio solleva il ricevitore e risponde: “Ciao tesoro… che sorpresa!”, cercando di simulare gioie inverosimili.

Federica, ammirando il medaglione piccionesco a guarnizione della sua borsetta in pelle di coccodrillo d’allevamento del valore commerciale di 577 euro, con la sua boccuccia aromatizzata dal retrogusto di whisky canadese mischiato al sapore di menta piperita della caramellina che si Ë sciolta quasi definitivamente al calore del suo palato, lascia vibrare alle corde vocali un secco, categorico e disincantato: “Tesoro un cazzo!”

 

 

Autore: Fiamma riflessa

 

Trattamento: “Come nei sogni? Scuoto la testa. Mi chiedo perché mi vengano in mente certe immagini... forse è così che la vorrei vedere almeno una volta, lei, sempre così perfetta, controllata, organizzata e soprattutto così abile nell'organizzare gli altri, me e la mia vita in primis.

Ma ecco, inesorabile lo scampanellio giulivo: è arrivata. Davanti alla mia faccia ancora gonfia e sfatta dal cuscino le sue labbra perfettamente delineate dal rossetto fiammeggiante e il suo sorriso ...troppo smagliante. E ora che faccio? Non le ho detto nulla dei nostri piani, miei e di Alberto.”

 

Mi scuso con gli autori se alcuni stacchi nei testi non saranno gli originali (mi riferisco soprattutto ai trattamenti di Flavio e di Inverfil). Purtroppo non so che farci. Io l'impostazione la dò corretta, ma il blog fa un po' che je pare. Se qualcuno mi aiuta a risolvere questi problemi grafici, gliene sarei assolutamente grato.

Sempre neandhertalianamente vostro,

G.

postato da: Mercadante alle ore 12:54 | link | commenti (7)
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