sabato, 02 giugno 2007

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[Seguo con trepidazione quello che sta NON accadendo a BIG (la Biblioteca In Giardino). Qui di seguito una nota scritta da Leonardo Pelo e i ragazzi di No Reply, tratta dal loro sito.]

Sappiamo che “La Biblioteca in Giardino” (manifestazione culturale che si è svolta per 8 anni tra giugno e luglio nei giardini delle biblioteche rionali di Milano) non è uno dei problemi principali d’Italia. Anzi, in una ottica relativa, non è nemmeno un problema. Però, forse, è un buon paradigma di quello che sta succedendo a Milano.

Abbiamo inoltrato -come da prassi- la nostra proposta all’Assessorato alla Cultura nel dicembre 2006, continuando a fornire specifiche e approfondimenti, come richiestoci dagli uffici comunali, fino all’aprile 2007.

A oggi, giovedì 31 maggio, ancora non sappiamo se la rassegna sarà eliminata, tagliata o confermata. Ritenevamo che la giunta comunale del 18 maggio – per quanto già insostenibilmente tardiva - fosse quella definitiva, come molti all’interno dello staff municipale ci avevano ribadito. Ma la Giunta non ha preso decisioni in merito. Lo stesso staff, ci ha chiesto di andare avanti, di procedere nei lavori, perché a quel punto l’approvazione in Giunta del 25 sarebbe stato sicura.

Così non è stato. Non hanno detto sì, non hanno detto no. Semplicemente, hanno detto di aspettare.

E così siamo alla Giunta di domani, venerdì 1 giugno. Se l’Assessore alla Cultura e la Giunta comunale daranno il benestare dovremo iniziare il 18 giugno. Ma come fidarsi? La nostra è al massimo una speranza.

Per non parlare della fattibilità di un progetto di questa portata a 17 giorni dal suo inizio.

Ovviamente ogni assessore può decidere per quello che ritiene meglio per la sua città.
A questo punto, se la rassegna verrà finanziata anche quest’anno, le condizioni di lavoro diventano ardue, inutilmente ardue.

Se invece decideranno di non finanziarla, ci chiediamo perché tale decisione non ci sia stata comunicata prima, tenuto conto che alcuni di noi ci stanno lavorando da almeno tre mesi seguendo le indicazioni e le rassicurazioni ricevute dal personale amministrativo dell’assessorato.

A tutto c’è un limite. Mi sembra oltrepassato.

Non siamo soli in questa situazione sconfortante. Altre iniziative dell’estate meneghina, come La Biblioteca in Giardino, dipendono dalle (non) decisioni della Giunta: sono nelle stesse condizioni.
Lavorano a vista, fuori da ogni progettazione. Fuori da ogni logica professionale.

In questa situazione “anomala”, dieci giorni fa, abbiamo deciso di organizzare lo stesso la manifestazione. Per fare il nostro meglio, per quanto possibile. Rischiando.
Perché le trafile burocratiche sono diverse e i tempi davvero ristretti.
Rischiando.
Perché se non arriverà il contributo comunale, useremo per le spese necessarie le nostre risorse (quelle di No Reply e personalmente dei suoi soci) e l’entusiasmo dei “volontari”.
Rischiando.
Perché lo spirito sarà per forza diverso.
Chiederemo ospitalità alle biblioteche, sempre più “vittime” di tagli (e anche questo va detto) che rendono il loro lavoro un’impresa.
Chiederemo aiuto a bibliotecari e artisti perché lavorino a semplice rimborso spese, come fosse volontariato.
Noi compresi. Noi per primi.

Faremo La Biblioteca in Giardino a prescindere.
Lo faremo per evitare che muoia una delle manifestazioni culturali più radicate a Milano.

La Biblioteca in Giardino è, nel panorama milanese, una rassegna atipica, che ha una sezione per i bambini (sempre più trascurati a livello di iniziative comunali e che senza fondi pubblici quest’anno non potremo in nessun modo realizzare) ed una sezione per adulti che mescola pop con cultura cercando di attrarre anche non lettori con reading, musica ed incontri che NON promuovono alcun libro, ma con il solo scopo di favorire l’interazione fra scrittori, musicisti ed il pubblico.

E che osa spingersi nelle periferie, luoghi meno “comodi”, in cui raramente si svolgono iniziative culturali (o meglio, in cui raramente ci sono iniziative di qualsiasi genere). Si parla tanto di piazze sicure, e poi non si fa nulla per fare vivere, queste piazze.
In un contesto sociale come quello in cui viviamo un’iniziativa che cerca di coinvolgere un più vasto pubblico a noi sembra meritevole.

Se la rassegna avrà un successo paragonabile a quello degli altri anni (la precedente edizione con 20 incontri, 9 per adulti e 11 per bambini ha avuto oltre 6.000 spettatori) vuol dire che di questo c’è davvero bisogno.

In caso contrario sapremo comunque di aver difeso qualcosa in cui crediamo in maniera costruttiva e di non aver tradito la fiducia di chi lavora con noi.

Lamentarsi non serve a molto. Quindi noi andiamo avanti.

postato da: Mercadante alle ore 09:34 | link | commenti (2)
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