© NoBrain Productions
- Basta solo saper aspettare -, dice, accarezzando il cannello. – Saprai imparare ad aspettare? –
- Aspettare cosa? –
- Il momento giusto. Arne non doveva andare in gita scolastica? –
- Il 6 giugno -, risponde Alice, e si siede sul bordo del letto guardando il cielo che va schiarendosi sopra il giardino. Il suo sguardo si fissa dritto su una nuvola sopra la testa del guardaboschi. L’uomo deve alzarsi per imporsi in altezza. Si mette a camminare avanti e indietro per la stanza e ogni volta scansa i piedi dalla donna, ma senza mai toccarla pur passandole così vicino.
- Fra due settimane -, dice, e si ferma alla finestra. – Saprai aspettare così a lungo? –
Lei gli guarda la schiena mentre pronuncia queste parole. Almeno un piccolo fremito, supplica, ma la schiena del guardaboschi è assolutamente immobile. Allora si alza dal letto e va verso la porta camminando sul tappeto che attutisce i suoi passi, cammina all’indietro per vedere se quella schiena muta si accorge di qualcosa, ma la schiena è cieca e non si accorge di nulla.
(…)
Ci sono situazioni in cui non vorremmo vedere implicati coloro che amiamo, perché l’indegnità del loro comportamento ferisce il nostro orgoglio. La loro bassezza diventa in tutto e per tutto la nostra. In tali situazioni è solo con una violenta rottura con loro che possiamo salvare la nostra propria dignità.
(Stig Dagerman, “Uomini di Carattere”, dalla raccolta “I Giochi della Notte”, Ed. Iperborea 1996, trad. di Andrea Gibellini)