lunedì, 27 novembre 2006

Si chiamano "improvvisazioni letterarie" e sono cose da pazzi. Le organizzano da sempre i tipi di NoReply (http://www.noreply.it), per i quali ho per altro disgraziatamente pubblicato il mio primo romanzo. Ma non divaghiamo. T'invitano in un posto, di solito una biblioteca o nella sala conferenze di una libreria appartenente a catene di grande distribuzione, e tu, di spalle al pubblico, dai vita in diretta a un racconto nato da frasi pronunciate lì per lì dalla gente. Questo, in linea teorica, dovrebbe svelare meccanismi, lo scrittore messo così all'angolo sarebbe - sempre in linea teorica! - costretto a tirare fuori quelli che sono i cosiddetti trucchi del mestiere. Rudimenti, trovate. In effetti, qualcosa esce.

Quello che segue, è uno dei racconti nati in questo strano contesto. Le frasi scritte in corsivo, sono quelle dettate dal pubblico durante la stesura in diretta. Tempo complessivo di lavoro: un quarto d'ora, venti minuti al massimo.

Tempo di lettura: 3 minuti. Se siete lenti.

 

L’ANGELO

 

 

Perché usare un led invece di una lampadina si chiede talvolta Eva quando a tentoni raggiunge la camera da letto di Luca, dove lui l’aspetta sempre. Lei gli fa uno squillo al cellulare, lui apre il portone. Poi, la porta d’ingresso è lì, appena di fianco. Da dietro, le dice “aspetta”. Dal pianerottolo si sente lo scatto della serratura, dei passi. Eva a quel punto sa di poter entrare. E la luce all’interno è appena sufficiente perché si possa richiudere la porta alle spalle. Il resto della casa, un corridoio la casa di Luca, è buio. Ma pazienza. Basta andare dritti.

- Solo uova sode, stasera! – Gli dice Eva, intanto che lo raggiunge in camera.

- Lo so che non fai sul serio, angelo. – Risponde lui dal letto.

È un angelo davvero Eva, anche se Luca la chiama così per scherzarci su. Almeno l’ironia, il male non gliela può togliere. Si chiamano “angeli” quei volontari che portano il cibo ai malati terminali.

- Che cos’hai, invece? –

Eva è ormai nella stanza. Anche qui quel led, verde, accanto al comodino. Come si chiamano? Ah, sì. Luci spia.

- Guarda… - Sta dicendo lei, poi con un colpetto di tosse dichiara e accusa la gaffe - …Senti che profumino delizioso, queste lasagne al pesto… -

- Sono pesto-dipendente… Mi hai letto nel pensiero? –

- Quasi. –

- Quasi o sì? –

- Forse. T’imbocco? –

- Angelo… le mani le ho ancora, gli occhi saranno pure partiti, ma… -

Ma come si può mangiare al buio, vorrebbe chiedergli Eva. Domanda inutile. Gli appoggia il vassoio sul petto e, abituata alla semioscurità, lo aiuta a sollevarsi un po’.

- Vattene. – Le sta dicendo ora Luca. Senza enfasi. Così. Come dire “le lasagne sono fredde”.

Forse Eva ha sbagliato qualcosa. Forse non avrebbe dovuto aiutarlo a tirarsi su per mangiare. Forse fa soltanto parte del gioco.

Eva è di nuovo sul pianerottolo, adesso. Accende la luce sulle scale, più per via di un riflesso condizionato che per effettiva necessità – o per stizza.

Cosa provi, Eva, quando fai di tutto e la gente, già morta con o senza tumori, ti tratta a pesci in faccia? E semplicemente perché è quando si muore che si pensa al fatto di essere vivi.

Cosa provi, eh?

L’abitacolo della Micra è gelido. Come tutte le donne, Eva smanetta sul comando che aziona la ventola del calore al massimo, ancor prima di aver acceso il motore dell’auto.

- Niente. – Si risponde.

 

(Milano, Biblioteca Niguarda, 07/11/2006)

 

postato da: Mercadante alle ore 14:21 | link | commenti (2)
categorie: improvvisazione01